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Nato da
Santo e Stella Diana Ceribelli, originari del capoluogo
orobico ma rifugiatisi in valle Brembana per sfuggire ai
disordini seguiti alla caduta della Repubblica di
Venezia, venne presto indirizzato agli studi da don
Carlo Botta, raggiungendo in seguito il diploma di
ragioniere, conseguito dopo essersi nuovamente
trasferito nel capoluogo orobico.
Di carattere
gioviale ed espansivo con un grande dinamismo
intellettuale, amava comporre i propri versi a contatto
con la gente, tant’è che gli argomenti da lui trattati
non furono mai né troppo banali né troppo aulici,
riguardanti principalmente la vita quotidiana della sua
gente. Inizialmente cominciò a scrivere più come
esercitazione e per diletto, come testimoniato
dalla "Lettera di Pietro Ruggeri da Stabello contro la
diffusa miseria" del 1816. La prima opera vera e propria
risale invece al 1820: si tratta di un capitolo ternario
composto da 121 endecasillabi in lingua italiana
chiamato"Il trionfo delle coreggie asciutte e siropate".
L'anno successivo scrisse altri tre scritti in italiano,
rimasti inediti, chiamati il "Venite genti a
piangere", "Un orator sul pulpito montò" e "Entrati due
signori nell'ospedale de' pazzi".
Le prime
opere in dialetto bergamasco sono del 1822, anno in cui
compose la poesia "Teucc i impiegacc chilò de la
Finanza". In quei tempi cominciò ad assumere una certa
importanza nel mondo cittadino, tanto da essere ritratto
in un dipinto dal pittore Enrico Scuri ed ospitato nel
salotto del conte Andrea Vertova, frequentato dalle
personalità più dotte di Bergamo. Tuttavia non volle mai
“celebrarsi”, tanto che per vivere svolse i lavori più
disparati: anche per questo fu considerato un
anti-personaggio. Nel 1827 fondò l'Accademia Filarmonica
presso il Teatro della fenice di Bergamo, diventandone
presidente e venendo ritratto nell'occasione dall'amico
pittore Luigi Deleidi detto il nebbia.
Pubblicò
altri scritti, tra cui le "Rime Bortoliniane del Rugger
de Stabell", raccolte in numerosi volumi, ed altri
sonetti per lo più dedicati a personaggi noti o amici,
tra cui quelli composti per il pittore Francesco
Coghetti, il burattinaio Battaglia ed esponenti della
famiglia Vertova-Camozzi (proprietari del castello di
Costa di Mezzate). Cominciò a redigere un vocabolario
bergamasco-italiano, opera rimasta incompiuta anche a
causa della sua complessità. Il lavoro infatti non era
basato su una raccolta occasionale di termini e sulla
semplice traduzione di un dizionario italiano, ma su un
insieme di vocaboli e modi di dire assemblati con un
lavoro originale.
Alcuni suoi
componimenti vennero rappresentati presso il teatro
locale, tra i quali riscosse grande successo "Oh de la
mula". Nel corso del 1848 si verificarono numerose
rivolte contro gli austriaci, avvenimenti raccontati e
raccolti in un volume di discreto successo, redatto
durante il soggiorno del poeta in valle Brembana dove su
costretto a riparare, prima a Fuipiano e poi a Zogno, a
causa di un canto scritto in onore di Pio IX e
dell'Italia, quando gli austriaci rientrarono a Bergamo.
I suoi
scritti vennero fortemente rivalutati parecchi anni dopo
la sua morte, avvenuta a Bergamo, in Borgo Santa
Caterina, il 17 gennaio 1858. Basti pensare che la sua
tomba andò persa dopo che il cimitero in cui era stato
tumulato venne chiuso. Come parziale indennizzo la città
di Bergamo, oltre a intitolargli una via, inaugurò un
mezzobusto marmoreo in suo onore in una delle piazze
principali della città bassa.
Nel 1933, il
concittadino Bortolo Belotti gli dedicò lo
scritto Pietro Ruggeri. Poeta bergamasco. (fonte
wikipedia.org) |