|
Nacque a Zogno,
in Valle Brembana, il 26 agosto 1877, da Cesare Belotti
e Maria Offredi. La sua era una famiglia borghese di
tradizioni liberali. Dopo gli studi elementari nel paese
di nascita, fu iscritto presso il Collegio Vescovile
Sant'Alessandro di Bergamo, e a 14 anni, vinse una
distinzione nel concorso Barca Vitalba, con un’opera
sulla storia dei Longobardi. Frequentò l’ultimo anno del
liceo Classico "Paolo Sarpi" di Bergamo.
Fu ammesso
al "Collegio Ghislieri" dell'Università di Pavia e si
laureò in Giurisprudenza, nel 1899, con una tesi sulle
Gallerie Fedecommissarie di Roma, poi si trasferì
a Milano, per esercitare la professione d’avvocato,
presso il Tribunale; qui continuò l’attività
scientifica, insegnando diritto commerciale e
finanziario in alcuni istituti e collaborando
direttamente con alcune riviste di diritto e giuri.
Nel 1907 iniziò l’attività politica nel Partito
Liberale: fu eletto consigliere e assessore al comune
di Zogno, poi consigliere comunale a Milano,
dal 1909 al 1914. Dal 1914 fu anche per circa 10 anni
Consigliere provinciale per il mandamento di Zogno.
Nel 1913 venne eletto deputato al Parlamento nazionale
per il collegio di Zogno, dopo un duello all’ultimo voto
con il candidato cattolico Carugati: 49,7 contro il
49,4 %.
La sua
politica fu tesa allo sviluppo economico e industriale
della Valle Brembana: si batté per il prolungamento
della ferrovia fino a Piazza Brembana e per la
realizzazione delle opere di sfruttamento dell'energia
idroelettrica.
Rieletto
deputato nel 1919 e nel 1921, fu nominato
sottosegretario al Tesoro e, fra il 1921 e il 1922, fu
ministro dell'Industria e del Commercio del primo
Governo Bonomi. La politica non gli impedì la ricerca
nel campo del diritto, della storia e della letteratura:
nel 1919, pubblicò un trattato, pressoché unico al
mondo, sul "Diritto Turistico", preparato durante la sua
amministrazione del Touring Club Italiano.
Nel partito
Liberale, Belotti apparteneva al gruppo conservatore:
rispetto al fascismo assunse in un primo momento un
atteggiamento moderata-mente favorevole, considerandolo
"il male minore", convinto che potesse preservare
l'Italia "dall'anarchia e dal disordine".
Ancora dopo
la marcia su Roma sostenne la necessità di un'alleanza
con il movimento fascista. Ma quando, alle elezioni
del 1924, i liberali si presentarono con i fascisti,
egli non si ricandidò più, consapevole della minaccia
che il fascismo costituiva per la libertà in Italia,
dopo un discorso antifascista pronunciato nel congresso
liberale di Livorno dell'ottobre del 1924. Tornò dunque
alla professione d’avvocato e si impegnò nella ricerca
storica e nella produzione poetica.
Nel 1923 pubblicò La Vita di Bartolomeo Colleoni, il
condottiero bergamasco; nel 1925 pubblicò Una sacrilega
faida Bergamasca del '500. Pubblicò anche molte opere
poetiche in lingua e in dialetto e decine di scritti
giuridici, sul diritto di famiglia e sul diritto
economico. Il 27 ottobre 1930 venne arrestato a Milano
con l'accusa di essere in procinto di organizzare una
rivista letteraria e venne mandato al confino a Cava dei
Tirreni, dove rimarrà per un anno. Nel 1940 venne
pubblicata la sua opera più importante: la Storia di
Bergamo e dei Bergamaschi, presso l'editore Ceschina
di Milano, ancora oggi l’opera più completa e
dettagliata mai scritta sull'argomento.
Nel 1942 venne seguita dalla Storia di Zogno e di alcune
terre vicine. Dopo la caduta del fascismo, nel luglio
del 1943, riprese i contatti con gli uomini del
liberalismo Italiano, ma dopo gli eventi dell' 8
settembre, fu costretto a nascondersi, prima al
Patronato di Santa Brigida di Don Bepo Vavassori e poi
nella casa del cappellano della clausura Don Ruggeri.
Il 2 novembre 1943 infine Belotti fuggì di nascosto
in Svizzera dopo una marcia notturna lunga e faticosa.
Le sue condizioni di salute nel corso dell'esilio
peggiorarono e morì il 24 luglio 1944 a Sonvico, vicino
a Lugano. Pochi mesi prima, i bombardamenti alleati
avevano distrutto la sua casa di Milano, con la ricca
biblioteca e il suo studio professionale. Dopo la
guerra, le sue spoglie furono traslate da Zogno, il 22
settembre 1945, dove ebbero luogo solenni funerali.
Milano intitolarono al suo nome, ciascuna, una via, e
gli eresse un monumento opera dello scultore Piero
Brolis e dell'ingegner Luigi Angelini.
Sempre Zogno
dedicò a Belotti un busto opera dei gemelli Carlo e
Luigi Rigola eseguito nel 1921 in occasione
dell'inaugurazione del Monumento ai Caduti di Zogno,
voluto da Belotti e opera sempre dei gemelli Rigola. Nel
1959 fu curata una seconda edizione della Storia di
Bergamo e dei Bergamaschi, stampata in 6 volumi, con
immagini e illustrazioni. Nel 1990 è stata pubblicata
una terza edizione in 9 volumi, con pagine di
aggiornamento, nuove note e fotografie. A Bergamo, a
Bortolo Belotti, è stato intitolato l'"Istituto Tecnico
Commerciale e Periti Aziendali". (fonte
wikipedia.org) |